Politiche energetiche: riflessi e prospettive in Sicilia e nel nostro territorio

Politiche energetiche: riflessi e prospettive in Sicilia e nel nostro territorio Vi allego copia della relazione al dibattito sull'energia che abbiamo tenuto a Siracusa, all'interno della Festa de l'Unità.
introduce Salvatore Borgh;
intervengono:
- Walter Bellomo, portavoce regionale di Sinistra Ecologista;
- on. Fabrizio Vigni, portavoce nazionale di Sinistra Ecologista.

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Il partito democratico che stiamo mettendo in piedi in questi giorni contiene, tra i suoi valori fondanti e condivisi, il concetto dello sviluppo ecosostenibile.
Dove per ecosostenibile si intende l’idea di mantenere e favorire il progresso scientifico e tecnologico all’insegna della qualità della vita e del benessere dei cittadini.
E sicuramente, per parlare di benessere e qualità della vita, la condizione ambientale della nostra terra deve essere rispettata e tutelata nella maniera migliore.

“I mutamenti climatici sono il primo banco di prova di questa vera e propria sfida. Dobbiamo convincerci tutti che l'aumento dell'effetto serra causato dal modo tradizionale di produrre e consumare energia non è un problema di astratta e accademica ecologia. I cambiamenti del clima sono ormai un drammatico dato di fatto: fermarli non è solo un dovere etico verso le future generazioni, è un interesse tremendamente concreto di noi contemporanei. In cima alle priorità della politica e dell'azione pubblica deve stare il futuro ambientale del nostro Paese e dell'intero pianeta. Affrontare i cambiamenti climatici. Realizzare gli obiettivi di Kyoto, e i successivi che sarà necessario darsi per ridurre le emissioni. Potenziare le azioni di risparmio energetico. Espandere l'uso delle fonti rinnovabili. Investire in dosi massicce sulle infrastrutture e sulle tecnologie per la mobilità ecosostenibile. Mettere l'apparato industriale e di ricerca italiano in linea con quelli dei paesi che prima di noi hanno investito sulle nuove tecnologie per l'ambiente.
La strada è quella indicata dai tre "20%" fissati come obiettivo al 2020 dall'Unione Europea: +20% di fonti rinnovabili, -20% di consumi energetici, -20% di emissioni di gas serra. Che vuol dire consumare molta meno energia per ogni euro di Pil prodotto, diffondere l'uso dell'energia solare ed eolica, promuovere il risparmio energetico nell'industria, nei trasporti, nei consumi civili.
L'Italia deve giocare da protagonista questa partita recuperando il terreno perduto, oppure non solo avremo mancato di dare il contributo che ci tocca a fermare i mutamenti climatici, ma ci ritroveremo più arretrati, meno dinamici e competitivi degli altri grandi paesi europei. Anche in termini di investimenti, la riconversione ambientale del Paese può diventare un traino per l'intera economia, come è stato in passato per il settore delle telecomunicazioni.
Quello a cui pensiamo è l'ambientalismo che proponendosi di diventare politica generale, informatrice di ogni scelta, rifiuta la logica del no a tutto.
Non si può dire no all'alta velocità se poi l'alternativa è il traffico che inquina e la qualità della vita che peggiora perché per spostarsi ci vuole il doppio del tempo e il doppio dei consumi, il doppio dell'energia. Non si può dire di no al ciclo di smaltimento dei rifiuti moderno ed ecologicamente compatibile e lasciare che l'unica l'alternativa siano discariche a cielo aperto ed aria irrespirabile e nociva.
Quello a cui pensiamo è l'ambientalismo dei sì.
Sì a utilizzare le immense possibilità della tecnologia per difendere la natura. L'ambientalismo è l'unico campo in cui l'obiettivo più radicale è conservare: conservare un equilibrio naturale. Ma è anche l'unico campo in cui l'unico modo per conservare è innovare: dal ciclo di smaltimento dei rifiuti, appunto, alla possibilità di muoversi usando infrastrutture su ferro; dall'uso dell'energia solare all'idrogeno. Sono le conquiste scientifiche e tecnologiche a consentire, oggi, di difendere l'aria, l'acqua, la Terra.”
Queste le parole pronunciate da Veltroni, nel suo discorso al Lingotto a Torino, dove mette al centro del suo manifesto programmatico per il PD, la questione ambientale. E per realizzare quanto detto molto passa da come vengono impostate le cosiddette politiche energetiche, le scelte da fare in termini di investimento e gestione delle risorse naturali che producono energia o permettono di risparmiarla.
Sono, dunque, le politiche energetiche, anche nel piccolo dei nostri comuni e territori, a stabilire come possiamo mantenere il giusto equilibrio ambientale.
Le politiche energetiche, ovvero quell’insieme di atti e decisioni che la classe politica svolge, sia nel momento in cui occupa un ruolo istituzionale e di governo, sia quando contribuisce a formare le opinioni che successivamente qualcuno dovrà pure mettere in pratica, legate a procedure di risparmio e di efficienza energetica ma anche, e soprattutto, rivolte alla produzione di energia, tanto da fonti tradizionali, quanto da fonti cosiddette alternative.

Nella nostra realtà, ci sono due aspetti della questione politiche energetiche che possiamo e dobbiamo considerare per affrontare il tema in maniera lucida e portare una maggiore consapevolezza tra di noi per primi e tra i cittadini in generale.
Da un lato, infatti, vediamo i problemi legati alla costruzione di un termovalorizzatore ad Augusta, il cui scopo principale non è quello di eliminare rifiuti tout court, ma di incenerirli per produrre energia elettrica, e i problemi sul rigassificatore di Priolo, strettamente collegato ai difetti di approvvigionamento di gas, così tanto necessario per la nostra Italia, proprio per produrre elettricità e riscaldamento.
Dall’altro lato dobbiamo considerare la possibilità, in virtù delle caratteristiche del nostro territorio, di consentire la costruzione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, come l’eolico e il solare, sia esso fotovoltaico che termico.

Se guardiamo alla cronaca, locale e regionale, ci accorgiamo di quanto, sia un aspetto che l’altro, soffrano di difficoltà realizzative o comunque si trovino a fronteggiare vari livelli di ostruzionismo e contrarietà da parte delle popolazioni locali.

In pratica vediamo che il termovalorizzatore di Augusta non si vuole poiché ritenuto produttore di emissioni nocive e realizzato solamente in virtù di interessi economici che passano allegramente sulla nostra testa. Con l’aggravante, peraltro, di favorire poco e nulla la raccolta differenziata, in palese contrasto con la fame di rifiuti di cui soffrirebbe l’impianto di Augusta, e magari su questo aspetto il compagno Bellomo potrebbe chiarirci meglio la natura del piano regionale dei rifiuti. la questione dei termovalorizzatori che, oggettivamente, vede questi ultimi, non come anello finale di una catena virtuosa del ciclo dei rifiuti, all’interno della quale la raccolta differenziata assume l’aspetto preponderante, ma come elementi di sfruttamento di un “patrimonio” di rifiuti da trasformare in energia, a scapito delle popolazioni sulle quali insistono questi impianti.

Il rigassificatore di Priolo, inserito in un contesto di area industriale, di per sé già fortemente degradata dal punto di vista ambientale, è stato rifiutato dai priolesi, con un referendum, a Luglio, perché visto come un pericolo per la sicurezza dell’area, compromessa in partenza dalla presenza di altre strutture industriali potenzialmente pericolose. La costruzione di un rigassificatore nell’area di Priolo e Melilli, che, nel momento in cui si rivela drammaticamente la nostra dipendenza dai gasdotti dell’europa del nord, potrebbe costituire un elemento di diversificazione delle fonti di approvvigionamento. Tuttavia, la posizione delle popolazioni interessate, non è favorevole alla costruzione di questi impianti e, se non vogliamo ripercorrere vicende come quelle vissute in altre aree d’italia, dovremmo trovare il modo di coniugare necessità nazionali ed esigenze territoriali. A cominciare dal chiarire e discutere sul tema dei rigassificatori.

Gli impianti eolici, e qui faccio un riferimento a Pachino, Portopalo e Noto, sono stati immediatamente bloccati, nel caso specifico di un anno fa, perché le società pretendevano di montare circa 100 pali, da 180 metri l’uno, in prossimità di aree SIC e ZPS, all’interno di corridoi migratoi e con un impatto paesaggistico enorme.
In questi giorni, sempre a Pachino, si discute di un progetto di massima, presentato da una società romana, che vorrebbe investire una notevole somma, si parla di diverse decine di milioni di euro, per costruire un impianto di produzione elettrica da celle fotovoltaiche, per 20 MW. Già la giunta municipale ha espresso un chiaro dissenso alla realizzazione dell’opera affievolendo la volontà della società interessata a realizzare l’opera a Pachino.
E Pachino è il comune italiano che gode della maggiore insolazione di tutto il paese.

Se riguardiamo le vicende appena indicate, con tutti i difetti dell’approssimazione di una descrizione sommaria, ci rendiamo conto che la politica che sta governando il nostro territorio è solamente quella del no.
Non possiamo, però, continuare a pensare di dovere svolgere il nostro ruolo solamente nascondendoci dietro le comprensibili paure popolari, rispetto a decisioni in parte già prese in altri ambiti, e nelle quali si cerca di tenere dritta la barra verso un obiettivo di interesse nazionale.
Abbiamo il dovere e la necessità di approfondire l’argomento.

Ritengo che un partito, in generale, il nostro in particolare, un partito nuovo, il partito democratico, debba assumersi l’onere di affrontare almeno l’argomento senza pensare di seguire, con eccessiva faciloneria, istinti e paure, ma con l’intenzione di arrivare a decisioni partecipate tra i cittadini e che perseguano l’obiettivo di uno sviluppo eco sostenibile.

Allora, a questo punto, per essere pratici e cominciare a darci un minimo di organizzazione, propongo che a Siracusa, all’interno del dibattito per la creazione del partito democratico, nasca un gruppo di lavoro sulle politiche energetiche, un forum ambientalista, degli ambientalisti, per seguire già da oggi le vicende di cui si è parlato, verificando come e quanto può essere possibile intervenire nelle varie fasi di queste stesse vicende.

Le cose sulle quali dobbiamo concentrare la nostra attenzione, a mio parere, sono:

• il termovalorizzatore di Augusta, sul quale si è poco sviluppato un dibattito provinciale, relegando l’argomento a questione puramente localistica, dimenticando che un impianto del genere non ha ricadute solamente nella ristretta area amministrativa sulla quale risiede ma coinvolge, inevitabilmente, tutto il territorio provinciale e non. Tanto per fare un esempio banale, se le ceneri dell’Etna arrivano tranquillamente a Capo Passero, non possiamo ritenere di essere così tanto distanti, parlo per gli abitanti della zona sud, da tale impianto da potere rimanere indifferenti;

• la costruzione del rigassificatore di Priolo, sul quale punta proprio il nostro governo nazionale, per aiutare il paese ad alleviare le sofferenze e i ricatti commerciali dovuti alla nostra strutturale carenza di materia prima, deve garantire la sicurezza per i residenti e al contempo essere veramente occasione di sviluppo e occupazione, senza sotterfugi e senza sconti;

• i nostri rappresentanti regionali devono intestarsi la battaglia politica e sociale di avere in Sicilia un piano energetico regionale, che attendiamo da 16 anni, nonostante le tre università siciliane abbiano già da tempo concluso il loro lavoro tecnico che era stato ad esse assegnato. Un documento che, in base agli indirizzi nazionali e comunitari, dovrebbe individuare le direttive di sviluppo del sistema energetico siciliano.Un piano regionale che deve consentire di realizzare, senza brutalità e senza mercantili contrattazioni locali, impianti innovativi ed efficienti di produzione energetica da fonti rinnovabili. L’eolico, ad alto impatto paesaggistico, ne dovrebbe beneficiare per primo, ma il solare fotovoltaico e quello termodinamico, tipo quello che si dovrebbe realizzare sempre a Priolo, hanno bisogno di una cornice normativa e regolamentare che ne permetta un corretto posizionamento e sfruttamento, con equilibrio e raziocinio;

• pensare inoltre, che, viste le caratteristiche del nostro territorio, ci si trova in condizioni favorevoli a investimenti per la ricerca e l’innovazione sulle fonti rinnovabili, solare fotovoltaico e termodinamico soprattutto, sarebbe utile creare e irrobustire sinergie significative tra gli enti locali, l’università e le imprese private, a ciò finalizzate;

• stimolare nell’opinione pubblica e negli enti locali, comuni e provincia, una maggiore sensibilità al tema dell’efficienza energetica a cominciare dalle modalità di costruzione e ristrutturazione degli edifici, mettendo mano ai regolamenti edilizi comunali;

• infine, poiché esistono norme, su questo argomento, che hanno trasferito competenze dalla regione alla provincia, chiediamo all’amministrazione provinciale di avviare un dibattito pubblico, sulle modalità di realizzazione del piano energetico provinciale.

Speriamo che il dibattito di oggi possa favorire l’approfondimento delle tematiche trattate e tracciare un percorso di esperienza politica che generi atti e decisioni a favore del nostro territorio, per un miglioramento della qualità della vita, all’insegna dello sviluppo economico eco sostenibile e di rispetto ambientale.
Pubblicata da: Turi Borgh il 03-10-2007 15:30 in Comunicati

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